6ª sfida: Orgoglio gay

Cari
trashini,

anche
se il Festival quest’anno ha snobbato il tema dell’omosessualità, ormai passato
di moda, noi della TrashCup riteniamo ancora opportuno dare voce agli
omo/bi-sessuali. La sponda gaia ha infatti sempre prodotto grandi capolavori,
dalle poesie di Catullo ai romanzi di Wilde, dalla voce di Freddie Mercury a
quella di Immanuel Casto, fino ad arrivare alla canzone d’acchiappanza “OK” ed al delirio psichedelico “Palline colorate”, proposte da

VALENTINA
vs SOLANGE

 

Per
la scuderia “Napoli” presentiamo la prima (ed al momento unica) cantante trans
della storia della canzone neomelodica. Nasce come Ciro Adorato (siamo i primi
nella rete a dare quest’informazione, wow!) e cambia sesso a 25 anni. Con il
nuovo nome di Valentina, emerge negli anni ’90 nel palinsesto della celeberrima
Tele Akery con il suo one-man(?) show “Musica in simpatia”. Poiché allora i
trans non andavano di moda come oggi, la maggior parte delle telefonate in
diretta erano insulti, dai più comuni (‘ricchò’) ai più originali (‘tiene ‘a
wallera ‘a fora’, ovvero ‘ti pende lo scroto’). In ogni caso, è di questi anni
il suo tormentone “OK”, sigla che si aggiungerà al suo nome d’arte e che
ispirerà il personaggio di Natasha, portato a Zelig da Rosalia Porcaro. Dopo
una pausa di riflessione, Valentina OK inizia a stuprare anche la lingua
inglese, traducendo il suo cavallo di battaglia, e a condurre musical-shows su
Tele A.

Non
potevamo dunque esimerci dal presentare qui la spettacolare “OK”, nella sua versione più trash,
ovvero la prima delle tre, quella in cui Valentina adotta ancora la tecnica del
falsetto (neanche Pino Daniele ha mai osato così tanto), misteriosamente
abbandonata nel prosieguo della sua carriera. Il brano ha il merito di
anticipare di anni la filosofia ed il linguaggio di “Uomini e donne”. Parla
infatti di una donna (o simil-tale) che si attizza a vedere un tipo e, pur
avendo un altro corteggiatore alle calcagna, fissa un appuntamento con lui.
Dopo aver risolto il problema della mise (‘deciderò di presentarmi con semplicità’),
mette le cose in chiaro, facendo capire di non essere affatto una tipa facile
(‘io non dirò di no se a letto nuda mi vorrai con te’). Il pezzo si fa notare soprattutto
per lo stravolgimento delle regole del periodo ipotetico (‘sarei una pazza se
non ci verrei’, ‘se aspetterai cinque minuti ed io non ci sarei’).



 

È
invece una nostra vecchia conoscenza il rappresentante del “Resto d’Italia”,
visto che nella precedente edizione della TrashCup si è classificato secondo. I
nostri lettori più affezionati avranno capito che stiamo parlando di Solange,
di cui ancora ci ronza in testa il motivetto ‘Sole sole sole Solange’. Nato
come Paolo Bucinelli, oggi Solange è uno splendido sessantenne che può guardare
con soddisfazione a ciò che ha fatto nella vita: è uno dei più apprezzati
sensitivi italiani, come ha dimostrato sia nel passato alla pedagogica “Buona
domenica” che nel presente, con le letture della mano via mail (è vero: è
scritto nel suo sito!); inoltre è stato anche autore di best seller (come
“Rompi Solange e trovi Paolo”), un rappresentante della TV impegnata (“La
fattoria”) e del cinema d’autore (“Matrimonio alle Bahamas” di Carlo Vanzina).
Nonché un cantante. E questo – ahimé – lo sanno in pochi. Tra cui voi trashini.

Il
debutto di Solange nello spettacolo avviene nel 1983, in contemporanea con
la diffusione dei primi casi di AIDS, grazie all’incisione di un 45 giri, il
cui B-side è in gara questa settimana. A differenza di quanto ci si potrebbe
aspettare, “Palline colorate” non è
una canzone sui testicoli del Mago Otelma, ma un esperimento musicale simile a
“Disco labirinto” dei Subsonica, in cui vista e udito si fondono in un tuttuno:
la base psichedelica e la ripetizione ossessiva dei colori, in particolare il
rosso ed il nero (del resto, Solange è assonante con Stendhal), mandano in tilt
i sensi dell’ascoltatore, che, di contro, cerca di perderli tutti. Solange
esordisce con ‘Siamo un gruppo di palline colorate, legate tutte insieme e
colorate’, poi si stacca il filo (allusione alla verginità maschile?) e le
palline si slegano e acquistano una propria autonomia, data dal colore e dal
nome proprio. Il messaggio è palese e sotto gli occhi di tutti.



 

Adesso
potete chiudere le orecchie e pensare. A chi volete far passare il turno? Preferite
il trans alle prese con l’acchiappanza o il bisex che si esprime sulle palline
colorate? A voi la scelta.

VIA
AL TRASH-VOTO!

Per
votare fare clic su “Aggiungi commento” ed esprimere la propria preferenza. Il
voto va all’artista/canzone ritenuto/a più trash.

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Pubblicato 25 febbraio 2010 da trashcup in Senza categoria

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