Archivio per gennaio 2010

5ª sfida: Vai col plagio!

Cari
trashini,

le
note sono sette, e le possibilità di fare una melodia originale con un numero
cosi esiguo di note sono sempre meno. Fossero state venti, trenta note, uno può
anche capire, ma sette … non riuscirebbero ad organizzare manco un G8! Ma chi ci
dice che la musica nuova sia migliore? Anzi, quando ad una musica non originale
si accompagna anche un testo non originale, escono dei capolavori come “Il ballo di Gigione” e “La focaccia”, cantati da

GIGIONE
vs MARIA TERESA RUTA

 

“Napoli”
propone in questa sfida il più grande, nonché unico, esponente mondiale del
folk erotico-agreste. Questo particolarissimo genere consiste nel ri-arrangiamento
in versione Sagra della Patata di successi musicali internazionali, ai quali
viene appioppata una base tamburello e fisarmonica ed un testo partenopeo,
preferibilmente infarcito di doppi sensi sessuali. Luigi Ciaravola è emerso
negli anni Sessanta col nome d’arte di Gigi 1 o, all’inglese, Gigi One, ma il
suo pubblico nazionalista, evidentemente avverso alle influenze anglofone nella
lingua di Dante, l’ha ribattezzato Gigione. Grazie alla sua capacità di parafrasare
gli organi sessuali in tutti modi immaginabili e non (come “‘o biscotto” e “‘a
carcioffola“) e di miscelare nel suo repertorio l’erotic-folk con apologie di
santi e madonne, Gigione oggi spopola nelle feste di piazza di quasi tutto il
Centro-Sud.

Uno
dei suoi ultimi lavori è “Il ballo di
Gigione
”, che presentiamo purtroppo mutilo (in ogni caso, manca solo qualche
decina di secondi di ripetizioni ad libitum). Il titolo richiama “Il ballo di
Simone”, il motivo si ispira liberamente (non diremmo mai che copia) a “Rice
& curry” dell’indiano Dr. Bombay, mentre la coreografia è un mesh-up di
Bomba, Pam-pam, Swing e Ballo di Simone stesso. In realtà, quella che
apparentemente sembra una summa del ballo di gruppo è invece un’antitesi
all’attuale modo di concepire quest’ultimo, appannaggio di fighe e fighetti. “Il ballo di Gigione” è infatti un ballo
proletario, che ‘pure ‘o salumiere co ‘a chiattona vo ballà’, da danzare anche
in contesti umili (‘pure da Salvatore che fa il compleanno’), e che non
necessita certo delle top-model di turno, come dimostra l’entourage di
danzatrici in evidente sovrappeso, ma che tuttavia presenta passi innovativi
(‘muovi il sedere e fai poroppopò’).



 

Abbiamo
già avuto modo nella TrashCup precedente di conoscere ed ascoltare il lato
canterino (ben tre pezzi incisi) di Maria Teresa Ruta, rappresentante del
“Resto d’Italia” in questa sfida. La sua carriera è iniziata a fine anni ‘70
con la vittoria dell’ambito titolo di Miss Muretto. Dopo qualche comparsata, è
diventata una presenza fissa in televisione con “La domenica sportiva”, lo
“Zecchino d’oro” e “Giochi senza frontiere”. Nel 2000 presenta “Ok, il prezzo è
giusto!”, e la trasmissione, dopo circa 15 anni di palinsesto, chiude. Da lì,
la ricerca affannosa di riciclaggio, con la conduzione di programmi su TV
locali (Telenorba, Canale 34) o sfigate (Odeon TV), finché non è arrivata
l’”Isola dei Famosi” a riprenderla dall’anonimato. Quindi il rilancio con la
pubblicazione di un libro di ricette. E se nei prossimi mesi non la vedrete, è
solo perché avuto una sospensione per pubblicità non autorizzata.

Adesso
immaginate i Gipsy Kings che, dopo una notte trascorsa in un wine bar della
Ciociaria, cantano Claudio Villa: il risultato è simile a “La focaccia”. Infatti questo pezzo del 1987 ha una base che più
spagnoleggiante non si può, con tanto di “ay ay ay”, sulla quale si innestano
due motivi portati al successo dal Reuccio, come “Violino tzigano” e “Reginella
campagnola”. Il testo è di un criptico degno del miglior Manuel Agnelli. Nelle
strofe, la Ruta
fornisce ad un “tu” generico insegnamenti di vita: consiglia infatti di
guardare la TV se
la radio non funziona e ‘se il tuo cuore è triste, comprati due riviste’. Ma il
repentino cambio di soggetto nel ritornello (‘vorrebbe la focaccia con dentro
la salsiccia’) spiazza e rimette tutto in discussione: chi vuole la focaccia?
Cosa simboleggia? Qualcuno ha interpretato questo verso come la previsione
dell’Apocalisse, qualcun altro ha invece identificato l’Apocalisse con questo
verso.



 

Adesso
potete chiudere le orecchie e pensare. A chi volete far passare il turno?
Preferite la rivisitazione agreste e proletaria di Dr Bombay messa in atto da
Gigione o quella latina e criptica di Claudio Villa messa a punto da Maria
Teresa Ruta? A voi la scelta.

 

VIA
AL TRASH-VOTO!

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voto va all’artista/canzone ritenuto/a più trash.

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Pubblicato 29 gennaio 2010 da trashcup in Senza categoria

Risultato 4ª sfida

 
 
 
MILENA GAGLIOTTA batte Jo Squillo 10-3
 
e passa il turno con il 77% delle preferenze
 
 
 

Pubblicato 29 gennaio 2010 da trashcup in Senza categoria

4ª sfida: Quando la donna pretende …

Cari trashini,

è abbastanza comune ascoltare un uomo che si lamenta della mancanza di attività sessuale nella sua vita. Ma l’insoddisfazione sessuale femminile è argomento di gran lunga più interessante ed intrigante. Lo abbiamo già affrontato diverse volte nell’edizione precedente della TrashCup e ritorniamo sul tema ascoltano le canzoni “Nun sì buono” e “Violentami”. Nel ruolo della donna insoddisfatta

 

MILENA GAGLIOTTA vs JO SQUILLO

 

Come già accaduto per la prima sfida, anche questa volta è il nostro padre illegittimo Trashopolis a fornirci l’artista della squadra “Napoli”. Infatti uno dei primi video inediti postati dal nostro amico Ciro Ascione (adesso anche amministratore ad honorem del Gruppo Facebook della TrashCup) riguardava Milena Gagliotta. Questa piacente signora è un’artista della vecchia guardia partenopea, e si inserisce in quel particolare filone che va da Rita Forte a Marisa Laurito. Ha ottenuto la sua fortuna reinterpretando i classici napoletani e pare che sia stata anche una pupilla del re della sceneggiata Mario Merola. In ogni caso, la sua sterminata produzione musicale (e se non è sterminata, sarebbe ora di farlo) non conta solo le cover classiche, ma anche dei brani nuovi, non conosciuti al grande pubblico, né prima né dopo la loro pubblicazione. Finché un giorno arrivarono Trashopolis e TrashCup.

In “Nun sì buono”, inno contro l’impotenza maschile, la Gagliotta si autoproclama col triplice vezzeggiativo ‘figliulella cu ’a faccella ‘e madunnella’ e per questo respinge delicatamente le avances del suo corteggiatore Gennaro, bello quanto il ministro La Russa. Neanche un’agiata condizione economica può far nulla quando si hanno ‘cosce a taralluccio’ e ‘recchie comm’o ciuccio’, e si è ‘un aborto di natura’, ‘sicco, curto e pure viecchio’. Ma soprattutto si è impotente (‘nun sì buono’), per cui ‘mai putesse amoreggià’. Nel video, ritroviamo dei formidabili effetti scenografici (come il Vesuvio che cambia colore), ma soprattutto delle riprese ai fans cinesi della Gagliotta, talmente fans da farsi fotografare con lei e mostrare con orgoglio gli autografi ricevuti, ma soprattutto da accettare di buon grado che le loro facce appaiano nel videoclip proprio quando la canzone parla di impotenza.

 

 

NB L’immagine finale non fa parte del video ufficiale, ma è stata aggiunta da qualche comunista burlone. Teniamo a sottolineare che la responsabilità della burla è esclusivamente di chi l’ha fatta, ce ne dissociamo e cogliamo l’occasione per ringraziare il governo per quello che sta facendo in Abruzzo.

 

 

Iniziamo col dire cose buone della rappresentante del “Resto d’Italia”: è stata una delle pioniere del punk italiano. Adesso passiamo al resto. Giovanna Coletti in arte Jo Squillo emerge nell’ambiente rock agli inizi degli anni ’80 fondando le Kandeggina Gang, con le quali propone importanti battaglie politiche, come la lotta per la distribuzione gratuita di Tampax. L’impegno politico di Jo prosegue con la sua candidatura a sindaco di Milano, sotto l’egida del neonato Partito Rock, che, ovviamente, ottiene un successo strabiliante. Nella musica, intanto, è diventata una solista e le sue sonorità passano man mano dal punk-rock al pop-dance sanremese, la cui massima espressione è “Siamo donne”, cantato in coppia con Sabrina Salerno. Conserva però il suo carattere anarchico e ribelle, che la porterà a divenire la Che Guevara dei reality, visto che nel 2005 le sue proteste le cagioneranno la  squalifica da “La fattoria”.

Sebbene la tarda Jo Squillo sia molto più trash della prima, che comunque un minimo di avanguardia lo proponeva, qui presentiamo una delle sue primissime hit. “Violentami” vuole essere una canzone di denuncia sugli stupri, ma la prospettiva viene ribaltata ed è la donna che chiede di essere violentata. Senza volerci chiedere il perché di tutto questo, analizziamo il testo. Jo vuole ‘fare una storia un po’ strana’ e prova ‘eccitazione per i cavi ad alta tensione’ e quindi chiede al passante di turno di violentarla su un metrò. Quando lei è completamente nuda, lo stupratore va nel panico e quindi Jo si abbandona alla riflessione filosofica ‘Se salti un po’ di più, scoppia il mondo’. Tutto chiaro, no? Qualcuno dice che il pezzo sia plagiato: in realtà, la base è proprio quella di “Blietzkrieg Bop” dei Ramones. Il videoclip che segue non è quello originale, ma unisce le immagini di un’esibizione live di Jo e quelle di un altro suo videoclip (per la cronaca, “Skizzo skizzo”).

 

 

Adesso potete chiudere le orecchie e pensare. A chi volete far passare il turno? Preferireste riascoltare l’inno anti-impotenza di Milena Gagliotta o l’inno apparentemente pro-stupro di Jo Squillo? A voi la scelta.

 

VIA AL TRASH-VOTO!

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Comunicazione di servizio 1: il gruppo Facebook dedicato alla TrashCup, di cui trovate il link nella colonna dei siti amici, si sta espandendo. Nuovi amministratori: a Trashino Giulio, si sono aggiunti Trashina Elisabetta e Trashino Kuros (amministratore ad honorem). Gli effetti si vedono: il numero di fans è addirittura sestuplicato in poco più di una settimana (da 4 a 24!). Si ringraziano tutti coloro che si stanno impegnando in questa avventura senza scopo di lucro.

 

Comunicazione di servizio 2: si ringrazia Trashino Davide per aver ovviato alla rottura del mio pc, prestandomi il suo. Senza di lui questo post non sarebbe stato scritto.

Pubblicato 21 gennaio 2010 da trashcup in Senza categoria

Risultato 2ª sfida

 
 
 
JULIOMELODY batte Ambra 7-1
 
e passa il turno con l’88% delle preferenze
 
 
 

Pubblicato 21 gennaio 2010 da trashcup in Senza categoria

3ª sfida: La canzone d’amore

Cari
trashini,

neanche
nella TrashCup poteva mancare il tema amoroso. L’ammore è da sempre l’argomento
preferito nelle composizioni musicali, e del resto lo diceva anche Amedeo
Minghi “Cantare è d’amore”. L’amore vince tutte le battaglie, tutte le sfide.
Beh, proprio tutte no. Perché in questa sfida della TrashCup una tra le due
canzoni d’amore “Al 100%” e “T’appartengo” dovrà soccombere. Vediamo
chi volete mandare avanti tra

JULIOMELODY
vs AMBRA

 

Per
la squadra “Napoli” presentiamo Juliomelody, giovane artista che nella sua
produzione musicale mischia sentimento e religione. Trattiamo probabilmente di
un patito d’arte, come si potrebbe evincere dal video che tra un po’ andremo a
vedere, ma soprattutto da una sua foto molto artistica che gira sulla rete in
cui emerge dalle acque. Il suo pezzo più famoso, intitolato “Amore in chat”,
gli ha valso sia la presenza nell’ambitissima compilation “Napoli nel cuore 7”, sia un articolo su
“Repubblica” intitolato “Julio star del suo quartiere” (non è uno scherzo),
pubblicato in seguito alle dichiarazioni sfavorevoli alla canzone neomelodica
da parte dell’allora ministro Giuliano Amato. Resta da comprendere se il suo
nome d’arte sia Julio, come appare scritto nei suoi CD e nei suoi videoclip,
oppure Juliomelody, come il cantante si presenta sul suo sito internet.
Probabilmente è questo il terzo segreto di Fatima.

Mentre
cerchiamo di risolvere questo dubbio, andiamo ad ascoltare “Al 100%”, brano partorito dalla coppia
Casaburi-Fiorellino (Gianni), gli eredi di D’Agostino-D’Alessio (Gigi), già a
loro volta eredi di Mogol-Battisti. Questa non è una canzone d’amore, è la
canzone d’amore per eccellenza. Illustra infatti come un uomo che ama davvero
una donna non si limita ad apprezzarne le doti più evidenti (il seno, la
statura e i 70003 capelli), ma anche ad esempio ‘il nodo dell’ombelico’, e
perfino gli organi interni, come la papille, i cromosomi, ‘i tuoi polmoni
quanno me respirano’. Citazione a parte meritano le frasi ‘Amo una ad una tutte
le tue cellule’ e ‘Amo la tua voce, quanno me chiamma sensuale’. In tutto
questo c’è spazio anche per un omaggio a Celentano (‘tu sei rock, non sei
lenta’), mentre nel videoclip, invaso da tempere e pittura, non si comprende
bene se Juliomelody voglia omaggiare Paul Gaugin o Henri Matisse.

    

 

Il
“Resto d’Italia” risponde con Ambra Angiolini, che, nell’ambito della TrashCup
chiameremo semplicemente Ambra, suo nome d’arte iniziale (un po’ come Marco
Marfè, in arte Marco). La giovanissima Ambra emerge nel triennio 1992-1995 in quel contenitore di
figa adolescente chiamato “Non è la
RAI”. Le sue prime performance canore doppiate, la sua
conduzione attaccata all’auricolare dal quale il pigmalione Boncompagni le suggeriva
le battute, la sua satira spicciola è qualcosa che non possiamo purtroppo
rimuovere. Da qui inizia una carriera di cantante sotto l’egida di Boncompagni,
fortunatamente terminata presto. In seguito, è emersa la vera e ormai matura
Ambra Angiolini, colei capace di fare tutto (cinema, radio, teatro, musical,
televisione, moda, fiction) ad alti livelli. Ricordiamo, per esempio, la sua
vittoria del David di Donatello come miglior attrice non protagonista nel film
“Saturno contro”.

Il
video che andiamo a vedere di seguito è storico, essendo la prima presentazione
del primo inedito di Ambra, eseguito rigorosamente in playback. Ricorderete
tutti l’appicicoso tormentone “T’appartengo se ci tengo se prometto e poi
mantengo”. “T’appartengo” ha la
pretesa di essere un rap, come si evince dal gesto delle “cornette” che Ambra
propone nel ritornello, anticipando di anni la gestualità di Eminem e 2Pac. Il
pezzo narra una storia d’amore avvincente quanto la lettura di un dizionario:
Ambra e il suo boy sono ritornati insieme dopo un periodo di crisi, ma lei
mostra ancora qualche paura sul proseguo della storia. Tutto ciò è scandito da
frasi ad effetto (‘un amore col silenziatore ti spara al cuore e pum! Sei
caduto giù’), pensieri ricercati (‘ti giuro amore, un amore eterno, se non è
amore me ne andrò all’Inferno) e figure etimologiche (‘i pianti che per colpa
tua non piangerò mai più’).

    

 Adesso
potete chiudere le orecchie e pensare. A chi volete far passare il turno?
Preferite la canzone d’amore per eccellenza proposta da Julio(melody) o
l’intrigante storia d’amore cantata da Ambra (Angiolini)? A voi la scelta.

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Pubblicato 15 gennaio 2010 da trashcup in Senza categoria

Risultato 2ª sfida

 
 
 
G. SACCO E F. FERRI battono Sandro Giacobbe 5-4
 
e passano il turno con il 56% delle preferenze
 
 
 

Pubblicato 14 gennaio 2010 da trashcup in Senza categoria

2ª sfida: La vergogna della famiglia

Cari
trashini,

la
pecora nera della famiglia c’è quasi sempre. E ciò emerge sia nelle canzoni del
passato che in quelle del presente. Per dire, il brano di recentissima
pubblicazione “Nun m’abbandunà” ci
fa capire cosa vuol dire avere un figlio delinquente, mentre una canzone
scritta più di 30 anni fa come “Gli
occhi di tua madre
” mette in luce i problemi che può dare una madre
zoccola. Ad affrontare questi argomenti sì delicati sono

GIANNI
SACCO E FABRIZIO FERRI vs SANDRO GIACOBBE

 

Per
la squadra “Napoli” abbiamo non solo un duetto (altro che quello di Ferro e
della Pausini proposto dalla Rai!), ma un incontro di due generazioni della
musica neomelodica. Da una parte, Gianni Sacco, che, secondo il quotidiano Roma
‘è uno dei più popolari esponenti della vecchia scuola della canzone napoletana
sentimentale: […] negli anni Settanta ha riscosso un notevole successo con
“Crociera”’. Dopo questo arcinoto brano, il Sacco ha proseguito la sua
attività, e l’anno scorso ha presentato il suo nuovo CD, ha partecipato alla
canzone natalizia eseguita dai migliori neomelodici in circolazione (una sorta
di “We are the world”) ed ha vinto il Premio della Critica nella TrashCup.
Fabrizio Ferri è invece esploso negli anni Novanta col tormentone “L’amica di
mammà comme me piace”, ed è tuttora uno dei più accreditati interpreti di
canzoni sentimentali , tra cui anche una cover napoletana de “La camisa negra”.

Quando
due voci così si innestano, non può che uscirne fuori un pezzo commovente, dalle
mille vibrazioni vocali (in particolare del Sacco), e che parla, ovviamente, di
carcere. In “Nun m’abbandunà
Fabrizio Ferri interpreta il ruolo di un detenuto, che riceve la visita del
padre, impersonificato dal coinvolgente Sacco. Quest’ultimo, pur offrendo aiuto
al figlio, ne prende le distanze (‘ famme sapè che te serve, ma nun
m’abbraccià’) per l’onta che ha fatto cadere sulla famiglia. Fabrizio chiede
comprensione e soprattutto chiede la mamma, presenza ricorrente nella canzone
neomelodica “criminale”, e Gianni risponde con un chiarissimo ‘Te prometto ca
porto a mammà, ma è difficile ca vene ccà’. Non sapremo mai se la donna ci
andrà, ma conosciamo il motivo della sua ritrosia: ‘nuje simmo povera gente che
va a faticà’, frase che mette in luce come nella società moderna il lavoro
spesso prenda il sopravvento sulla famiglia.

 

 

Il
“Resto d’Italia” propone invece Sandro Giacobbe, che, secondo il suo sito, ‘è
considerato da molti anni un romantico ambasciatore della tradizione musicale:
la melodia’. In altre parole, oggi è noto più per essere l’allenatore della
Nazionale Cantanti che per le sue canzoni. Il bel cantautore genovese esplose
negli anni ’70, quando, anticipando Meneguzzi, Ramazzotti e la Pausini, dominava sia le
classifiche italiane che quelle latino-americane. Negli anni ’80, poi, una
lenta caduta verso l’oblio. Riappare al Festival di Sanremo nel 1990 ‘in coppia
– come spiega nel suo spazio web – con il mitico gruppo America’ (caspita, che
collaborazione!). Quando poi neanche il Festival di Sanremo l’ha cagato più, si
è buttato sul Festival cileno di Vi
ña
del Mar, dove ha conseguito un ottimo secondo posto nel 2007, e nelle
trasmissioni revivalistiche di Carlo Conti. Recentemente ha anche pubblicato
una sua imperdibile autobiografia.

Presentiamo
qui “Gli occhi di tua madre”, la sua
hit di maggior successo, datata 1976.. La canzone è considerata un classico
della musica italiana, si ascolta ancora oggi, giunse terza al Festival di
Sanremo ed è stata scritta da un grande paroliere come Daniele Pace. Cosa ci fa
allora nella TrashCup? Beh, cerchiamo di capire la storia narrata nel brano. Il
bel Sandro va a casa della fidanzata, ma non la trova (farle prima una
telefonata, no?). Allora inizia a conversare con la suocera e, dopo un po’,
giustamente, se la tromba. Durante il misfatto, però, arriva la fidanzata ed è
‘un tuffo al cuore immenso’. A questo punto Sandro se la prende con lei
(‘Perché sei uscita?’), la accusa di vittimismo (‘hai l’aria di un cigno che
muore, la vittima la sai fare’, del resto che sarà mai? Si è solo fatto la
mamma!) e poi si giustifica dicendo ‘Non è colpa mia se mi piace ogni cosa che
rassomiglia a te’. E il pubblico femminile si commosse.


 

 

Adesso
potete chiudere le orecchie e pensare. A chi volete far passare il turno? Vi
commuove di più la situazione familiare di Gianni Sacco e del suo figlio
detenuto Fabrizio Ferri o quella di Sandro Giacobbe e della sua suocera
zoccola? A voi la scelta.

VIA
AL TRASH-VOTO!

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Pubblicato 8 gennaio 2010 da trashcup in Senza categoria