Noi siamo vivi o sepolti? – Il saluto di Alberto

Cari trashini,

dopo aver riepilogato i nomi degli otto artisti qualificati ai quarti di finale, e di cui avremo dunque ancora occasione di scrivere, sento il bisogno di parlare bene di qualche cantante. Allora vado coi ricordi ad un mese fa, quando a Roma il rocker Alberto Donatelli ha presentato il suo terzo CD “Non calpestare il mio giardino”. Molti di voi non conosceranno questo cantante, e forse è normale: è un artista indipendente, si autoproduce, non ha una casa discografica alle spalle. Ma quasi sempre la notorietà non è sinonimo di qualità, e viceversa: Alberto Donatelli è un cantante di qualità, anche per chi, come me, non ha grande orecchio per il rock.

La prima cosa che salta all’occhio, nel leggere le tracce del CD, sono degli insoliti titoli come “Io mi drogo spesso”, “Voglio fumare”, “Amo anche odiarti”, “Merda, vermi e fango”. La prima cosa che ho pensato leggendo questi titoli è – lo confesso – di aver trovato un nuovo degno concorrente della TrashCup. Poi vai ad ascoltare le canzoni e capisci che dietro quei titoli ci sono delle storie vissute (forse da chiunque di noi), che ancora conservano una patina di inquietudine, e raccontate dal Donatelli con una bella carica ironica che porta a sorridere durante l’ascolto. Anche musicalmente i pezzi trascinano, e il merito va anche alla sua band, il chitarrista Franzò e i suoi gradevolissimi assoli, il bassista Corso (che assomiglia pericolosamente al chitarrista degli Zio Ematitos), il pianista Bolli ed il batterista De Chicchis.

Alberto Donatelli non è un cantautore raffinato, ma la sua chiave è proprio quella: lui non vuole essere interpretato, capito, ma prende la verità e te la sputa in faccia con una disarmante semplicità. È il caso della già citata “Merda, vermi e fango” e di “Siamo solo il ricordo degli altri” (da cui è tratto il titolo di questo post). E quando gli chiedi “A chi ti ispiri quando misceli l’inquietudine all’ironia?”, lui ti risponde “A quello che ho vissuto” e inizia a raccontare aneddoti su come sono nate alcune sue canzoni. Il tema più ricorrente è l’amore, che però non viene mai trattato in modo melenso. Ciononostante non manca qualche ballata lenta, che, se nel caso di “Sei un fiore” non regala nulla di particolarmente rilevante, in “Semplice” raggiunge una vetta d’eccellenza della canzone d’amore.

 

Giungiamo al punto. La domanda che ora voi trashini vi starete sicuramente facendo è “Che c’entra questo con il trash?”. Beh, avete mai visto Music Zoo, la trasmissione di All Music dedicata alla musica demenziale? Se sì, ricorderete che nel 2003 nella prime posizioni della Top of the Flops c’era quasi sempre una canzone intitolata “Gli occhi di Alessia Merz”. Beh, la cantava lui! Cosa ha spinto Alberto Donatelli da Alessia Merz al rock? La risposta ce la dà lui: “In quel periodo c’era la possibilità di passare con la BMG. L’idea era quella di lanciarmi come cantante trash, quindi mi fu quasi imposto di fare qualcosa che fosse stupido. A differenza delle canzoni che scrivo oggi, che mi vengono di getto, quella la studiai a tavolino. Poi la cosa non andò in porto, ma va bene così: io non ero quello che cantava ‘Gli occhi di Alessia Merz’, ma sono quello attuale.”

Bene, dunque il buon Alberto quasi rinnega il suo passato. Ma poiché noi siamo trash, bastardi e abbiamo pure una bella dose di cazzimma, andiamo a parlare proprio de “Gli occhi di Alessia Merz”. Se poi volete ascoltare qualcosa di rock, beh … avete sbagliato sito. Oppure, invece di spendere 30-40 euro per comprare i CD dei commerciali galoppanti, ve ne spendete 10 per quello di Donatelli, così da una parte ascoltate musica come si deve, e dall’altra incentiviamo questi cazzo di artisti indipendenti.

Ma ritorniamo agli occhi di Alessia Merz. La canzone ha tutti gli elementi necessari per essere una genialissima puttanata: una trama esile quanto un film dei Vanzina (una ragazza troppo impegnata che non dà un appuntamento al povero corteggiatore), il nome di una presunta VIP buttato a testa di cazzo nella canzone, un motivetto facile con tanto di “nanananana” che non guasta mai, un video girato quasi interamente su un osceno sfondo monocolore e, dulcis in fundo, un balletto idiota. La genialità è nel fatto che è tutto fottutamente VOLUTO! Se poi aggiungiamo che nel video Alberto dà il suo vero numero di cellulare e l’iniziativa del CD personalizzabile (praticamente ognuno che acquistava il CD chiedeva che tipo di dedica volesse da Alberto alla prima traccia del CD, per cui non esistono due copie uguali), allora il capolavoro è completo. Noi di TrashCup apprezziamo anche (anzi, forse pure un po’ di più) questo Donatelli qui.

 

 

Non potevamo esimerci dal chiedere ad Alberto Donatelli chi fosse per lui l’artista italiano più trash. Lui risponde: “Senza voler offendere i napoletani, per me il più trash è Gigi D’Alessio. Se però è consapevole della bassezza delle sue canzoni, allora è il mio mito.” Napoletani, vi sentite offesi? Io per niente! A questo punto Alberto ci saluta affettuosamente.

 

 

Dopo aver “studiato” il nostro blog, Alberto dà il suo pronostico per il vincitore: “Il primo premio lo merita Karim Capuano, che monnezza, mamma mia!”

 

E secondo voi invece, miei cari trashini? Beh, voi deciderete con il vostro voto, a partire da giovedì, quando inizieranno i quarti di finale!

 

Stay tuned!

 

PS Ah, dimenticavo, dal vivo Alberto spacca!

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Pubblicato 26 giugno 2009 da trashcup in Senza categoria

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