13ª sfida: Solidarietà al condannato

Cari trashini,

noi siamo il popolo della solidarietà, di “Telethon”, di “Trenta Ore per la Vita”. E, rispetto alle altre nazioni, andiamo ben oltre: siamo solidali anche con i malviventi e con i condannati. Non a caso, due pezzi da 90 della musica napoletana ed italiana, “Nu latitante” e “A Silvio” rispettivamente, sono proprio canzoni dedicate a persone condannate, come si vede nella sfida che vede affrontarsi

 

TOMMY RICCIO vs ANDREA VANTINI

 

Per “Napoli” c’è il Gaber dei quartieri, che risponde al nome di Tommy Riccio. ‘Testardo e caparbio come una qualsiasi Vergine’ (trasposto letteralmente dal suo sito) e faccia da bravo ragazzo, Tommy muove i primi passi negli ultimi anni ’80, accompagnando i suoi primi album a spettacoli teatrali. Si pone così all’attenzione di Carmelo Zappulla, il fondatore, insieme a Nino D’Angelo, del neomelodico, che gli produce i successivi album. Ma il boom arriva nel 1994, con la canzone “’Nu latitante”, oggi un evergreen della musica partenopea, che ha venduto oltre 100.00 (non so come si legge questo numero, ma è quello riportato sul sito web del Riccio) copie e ha portato oltre 5000 persone ai live di Tommy. Nei seguenti album, presenzia ancora, nei testi, (micro)criminalità, che va a braccetto con la religione, mentre ultimamente, con “Aggio bisogno ‘e me fa l’amante”, Tommy ha abbracciato anche il filone umoristico.

’Nu latitante” è la canzone neomelodica per eccellenza. La hanno cantata diversi artisti, Lian, Gianni Celeste, Ida Rendano, perfino Pietra Montecorvino che ne ha proposto una versione etnica. E da questa è stata tratto anche un film, con Karim Capuano protagonista e con Tommy Riccio che fa la parte del camorrista (che gli viene anche bene). Ma il buon Riccio è stato il primo a cantarla, oltre ad essere uno degli autori. Il pezzo narra le vicissitudini di un povero latitante, lontano da casa e famiglia anche a Natale, costretto a fuggire da chi non ha pietà di lui ‘nemmeno si chiagne e putesse murì’, e che ripone le sue speranze solo nell’’urdemo amico’, grazie al quale resta in contatto con la famiglia. Il video, inframezzato da parti recitate, tocca tutti i generi: si va dal poliziesco alla “L.A. Confidential”, alle commoventi scene familiari, al cui confronto la sceneggiata di Mario Merola sembra “Notre Dame de Paris”, alla fuga finale in moto del latitante (interpretato da Tommy) che fa tanto “Rambo”.

 

 

Il “Resto d’Italia” schiera invece Andrea Vantini, un personaggio all’esistenza del quale ancora mi rifiuto di credere, visto l’alone leggendario che ricopre la sua vita. Secondo la leggenda, infatti, Andrea Vantini era un cantautore veronese di piano-bar che, una sera oscura del 2002, guardando la trasmissione “Sciuscià” di Michele Santoro, si chiese “Ma perché ce l’hanno tutti con Berlusconi?”. Cercare la risposta non sarebbe stata un’impresa titanica: sarebbe bastato leggere un procedimento giudiziario a caso. Invece il Vantini preferisce dare ‘una risposta culturale-artistica agli attacchi infamanti’ verso il Cavaliere. Scrive così “Meno male che Silvio c’è”, canzone il cui testo è praticamente “Tutti lo attaccano, ma meno male che Silvio c’è”. Caspita, che arte, che cultura, che dialettica, che persuasione! La canzone, purtoppo, non vede la luce, subendo così la stessa sorte toccata ad un omaggio che anni addietro il Vantini aveva dedicato ad un altro uomo politico, Bettino Craxi (oh, guarda caso!).

Ma, sempre secondo la leggenda, nel 2008, con la caduta del governo Prodi, stabile come un matrimonio di Liz Taylor, e la riapertura della campagna elettorale, il Grande Capo sceglie proprio la musica vantiniana come inno del neonato Partito del Popolo delle Libertà. Il testo viene dunque rivisitato in prospettiva elezioni, il titolo muta in “A Silvio” e la voce del veronese si accompagna a quelle di studenti del CEPU, prossime vittime delle morti bianche e futuri disoccupati del Call Center. Il jingle iniziale è la copia spiaccicata di quello di “Una vecchia canzone italiana” della Squadra Italia (penultima a Sanremo 1994), mentre il resto della canzone fonde “Certe notti” di Ligabue col peggior Ramazzotti. Il testo è invece un’esaltazione di chi crede nel sogno berlusconiano, che non si capisce in cosa consista, ma comunque, dopo quasi tre anni che lo viviamo, non vediamo l’ora di svegliarci.

 

 

I video li avete visti, le canzoni le avete ascoltate. Non vi resta che votare. A chi volete far passare il turno? A quale condannato volete continuare a dare la vostra solidarietà? Ad un generico latitante, come fa il Riccio, o ad uno specifico premier, come fa il Vantini? A voi la scelta.

 

3, 2, 1 … VOTATE !

Annunci

Pubblicato 26 marzo 2009 da trashcup in Senza categoria

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: