12ª sfida: Una storia finita

Cari trashini,

la fine di una storia d’amore è da sempre un argomento molto gettonato nella canzone sia napoletana che italiana. Sono diversi i sentimenti che ne vengono evidenziati: da una parte, c’è la tristezza e la disperazione, dall’altra l’orgoglio, la rabbia e la voglia di riscatto. In “Senz’e te so’ ‘na vela stracciata” e “La tua barbi” alcuni di questi sentimenti vengono messi in luce, e possiamo rendercene conto nell’incontro n. 12 della TrashCup, i cui sfidanti sono

 

GIANNI CELESTE vs PAMELA PETRAROLO

 

Gianni Celeste è un esempio di artista di “Napoli” non napoletano. Infatti Giovanni Grasso (questo il suo vero nome) è nato a Catania e lì, nel 1985, ha abbandonato il suo lavoro di meccanico per dedicarsi a tempo pieno alla musica neomelodica. Stiamo dunque parlando di un rappresentante storico del genere, oltre che di un artista a tuttotondo: nel 1992, infatti, recitò nel kolossal “Vite perdute” di Franco Castellani. Il suo successo è cresciuto fortemente dal 1998, col trasferimento a Napoli: il tormentone “Te voglio tanto bene” è diventato suoneria di cellulare, brani come “Infermiera di notte” impazzano nel carcere di Poggioreale; poi, nel 2007, alla non tanto veneranda età di 43 anni, ha realizzato perfino un calendario dove appare senza veli e mostra orgogliosamente i suoi kili di troppo. Ed oggi, l’ambita fascia di Gianni Celeste si può ottenere in omaggio acquistando l’ultimo dei suoi oltre 50 CD.

In “Senz’e te so’ ‘na vela stracciata”, una canzone il cui titolo non lascia certo indifferenti, Gianni si rivolge alla sua amata, notando in lei silenzio e menzogna (ma se non parla come fa a mentire?) e deducendo dunque che lei è stanca del rapporto amoroso, ma forse ancor di più della voce piagnucolosa del Celeste. Nella speranza di recuperare la storia, il siculo afferma ‘T’aggia dicere sulo ‘na cosa’, ma invece attacca un lamento funebre di oltre quattro minuti, leggero come una frittura di pesce a colazione ed allegro come il bidello Capponi. Le sue speranze così affondano sempre più in basso, nonostante l’eleganza di un testo aristotelico, che cita tre elementi fondamentali: l’acqua, cioè il mare (‘Senz’e te so’ ‘na vela stracciata, una nave che affonda e che piano va giù’), l’aria, ovvero il cielo (‘Senz’e te se fa cupo stu cielo e rimane accussì pecché ‘o Sole si ttù’) e la terra (‘dint’e me ‘na tempesta di sabbia’). Il fuoco, invece, vorrebbe accenderlo su di sé chi ascolta il pezzo.

La canzone non ha video, per cui proponiamo di seguito un’ironica versione karaoke.

 

 Il “Resto d’Italia” contrappone Pamela Petrarolo, una delle tante ragazzine approdate in TV in giovanissima età (14 anni) grazie al contenitore pomeridiano “Non è la Rai”, programma di cui oggi sentiamo la mancanza, come un camoscio può avvertire la mancanza del mare. Nelle prime due edizioni, Pamela è nell’ombra di talentuose primedonne come Antonella Elia, Alessia Merz e Laura Freddi, ma alla terza edizione si propone come l’”anti-Ambra” ed inizia a cantare, rigorosamente in playback e rigorosamente con voce non sua. La sua voce reale, invece, arriva in sala d’incisione nel 1994, grazie ad un album di cover che sfrutta l’onda del successo di “Non è la Rai”. Segue, l’anno dopo, un album di inediti, ma le vendite calano bruscamente. Finita “Non è la Rai”, la Petrarolo appare solo per revival e reality, poi nel 2006 si avventura nel teatro ed incide un nuovo singolo, “Tomato de amor”, di cui avrete certamente sentito parlare.

Una pietra miliare che Pamela ci lascia è “La tua barbi”, un imbarazzante rap che può essere stato scritto solo da un bimbo di 7 anni. O da Gianni Boncompagni. Il titolo del brano dà tanta gioia a Francesco Storace, data l’italianizzazione del nome della bambola Barbie in “barbi”. La trama della canzone è il classico polpettone amoroso. Lei è fidanzata con lui, ma lui è un chiavico, che la chiama ‘barbi’ (anche il fidanzato è un elettore di Storace), ma in realtà la prende per il culo e difatti si fidanza con un’altra. A questo punto Pamela confida nell’altra che faccia provare a lui le stesse sofferenze provate da lei, ma poi, nell’ultima strofa, ha una reazione di orgoglio e decide di fottersene del chiavico. L’avvincente trama è condita da astuti scioglilingua (‘Tu ti scordi, scorda dai, scordandoti, ricorda, il cuore scorderai’) e dal risultato in tempo reale (prima 1-0, poi 4-0) della metaforica partita amorosa tra lei e lui.

 

 I video li avete visti, le canzoni le avete ascoltate. Non vi resta che votare. A chi volete far passare il turno? Quale storia finita vi induce di più alle lacrime, tanto da avere voglia di riascoltarla, perché piangere fa bene alla circolazione del sangue? La storia di Gianni o quella di Pamela? A voi la scelta.

 

3, 2, 1 … VOTATE!

Annunci

Pubblicato 20 marzo 2009 da trashcup in Senza categoria

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: