Archivio per gennaio 2009

5ª sfida: L’apparato riproduttore

Cari trashini,

l’apparato riproduttore
è fondamentale per il nostro corpo, e dunque automaticamente diventa
fondamentale conoscerlo. Spesso qualche prof di scienze, per ragioni di pudore,
non affronta l’argomento a scuola, ma gli adolescenti riescono a farsi un’idea
grazie alle porte dei bagni, ai film, e talvolta alla musica. Nelle canzoni “Ma
comm’è bella ‘a fica
” e “Muscolo rosso”, ad esempio, sono citati,
indirettamente o direttamente, gli organi sessuali femminile e maschile
rispettivamente, come possiamo ascoltare nella sfida n. 5 della TrashCup che
vede affrontarsi

GIGI ROMANO vs CICCIOLINA


Gigi Romano, raffinato
cantante probabilmente di Angri, è uno di quegli interpreti conosciuti ai
consumatori di musica (per usare un termine ‘sanremese’) quanto la coerenza a
Daniele Capezzone. Anche lui, così come altri artisti della squadra “Napoli”,
deve la sua diffusione sul World Wide Web a Ciro Ascione, che ha postato su
Trashopolis un video di una sua esibizione, tratto dalla trasmissione “Napoli e
le sue stelle” della tv locale Antenna 3. È dunque evidente che le stelle della
musica napoletana non sono i vari Roberto Murolo, Massimo Ranieri e il primo
Pino Daniele, ma Gigi Romano. Sappiamo, inoltre, che l’artista in questione ha
pubblicato, in seguito alla morte di Mario Merola, un CD per omaggiarlo, forse
perché si è reso conto che ‘era meglio si se ‘mparava zappatore’. Il titolo del brano “Ma
comm’è bella ‘a fica
” non deve ingannare il malizioso ascoltatore. Nella
canzone si esalta il fico, il frutto che nel dialetto napoletano viene
denominato, appunto, ‘’a fica’. Gigi si rivolge al suo interlocutore,
casualmente di sesso femminile, e rivolge apprezzamenti sulla ‘fica’ che lei ha
appesa nel suo giardino: è bella, dolce, piena, saporita e tenera. Il Romano si
dichiara un estimatore di questo frutto in tutto e per tutto: nonostante il
caldo può seccarla ‘e va firnì che aropp è bbona pe’ Natale’, è gradevole
indipendentemente dal suo colore (‘me piace chella nera e pure chella janca’),
e lui ne è ossessionato, sogna di aprirla e chiede alla donna a cui si rivolge
di dargli questo prelibato frutto. Infatti lui vorrebbe essere il solo ad
usufruirne, ma il problema è che il fico può essere facile preda di qualunque
uccello che si trova a passare di lì. Nella canzone è presente un velato doppio
senso, ma il cantautore rassicura il conduttore sul carattere puramente
bucolico della sua composizione.



Al carneade Gigi Romano
si contrappone, per il “Resto d’Italia”, l’arcinota attrice e regista ungherese
Ilona Staller alias Cicciolina. Titoli di perle cinematografiche come “Banane
al cioccolato”, “Vogliose e insaziabili” e “Le donne di Mandingo” sono più che
esplicativi riguardo la sua attività, che tanto piacere ha fatto agli
estimatori del porno ed ai segaioli. In Italia è stata la prima donna ad
apparire nuda in pubblico ed a mostrare il seno in televisione, e inoltre è
stato l’unico caso al mondo di pornostar eletta in Parlamento (per il Partito Radicale),
e questo non può che essere un vanto per il nostro Paese. E poi c’è la sua
attività musicale: con il suo anfitrione Riccardo Schicchi, Ilona avrebbe
voluto lanciare il genere del porno-pop (altro che il Pop Porno de Il Genio!),
che sarebbe dovuto essere una sorta di ‘musica hard’: in realtà, per i motivi
facili, i contenuti espliciti ed i versi infantili, l’effetto era più comico
che erotico, e dunque Cicciolina ha messo da parte il microfono, almeno quello
della sala d’incisione. “Muscolo rosso” è
la sua canzone più nota, nonostante il suo singolo, sulla cui copertina c’era
lo stemma del Partito Radicale (siamo nel periodo dell’impegno politico di
Cicciolina!), sia stato censurato in Italia e pubblicato solo in Francia e
Spagna, ma in lingua originale, cioè l’italiano. Il muscolo rosso a cui
Cicciolina allude è ovviamente il cuore, difatti la Staller si dichiara una
donna molto sentimentale (‘selvaggia animale in calore’), la quale, servendosi
di suggestive  ed inebrianti immagini
(‘un cazzo che mi spruzza liquore’) ed originalissime rime (cuore/amore),
incita il suo partner a non opporsi al richiamo dell’amore spirituale (‘tira
fuori il cazzo duro, ti faccio un pompino’). Nel ritornello, invece, c’è la
ripetizione ossessiva del verso che meglio rappresenta il bisogno di affetto
della magiara: ‘Voglio il cazzo’. 
 

          


I video li avete visti,
le canzoni le avete ascoltate. Non vi resta che votare. A chi volete far
passare il turno? Di quale organo riproduttivo volete che si esaltino ancora le
doti? Il femminile, che ha il suo apologeta in Gigi Romano, od il maschile,
decantato da Cicciolina? A voi la scelta!

3, 2, 1 … VOTATE!

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Pubblicato 29 gennaio 2009 da trashcup in Senza categoria

Risultato 4ª sfida

 
 
 
 
N. PIZZI E M. T. RUTA
battono R. Stallone 6-4
 
e passano il turno con il 60% delle
preferenze
 
 
 
 

Pubblicato 29 gennaio 2009 da trashcup in Senza categoria

4ª sfida: Filastrocche a go-go

Cari trashini,

tutti i bambini, sia di Napoli che del Resto d’Italia, iniziano a parlare con qualche filastrocca. Quando sono più grandicelli, poi, si cimentano anche in qualche scioglilingua. Filastrocche e scioglilingua, siano essi detti popolari o tiritere insensate, talvolta vengono messe in musica, dando origine a qualche canzone ludica. E sono proprio due canzoni ludiche, intitolate rispettivamente “Ally Gally cu’mme” e “Ambarabà”, ad affrontarsi nella quarta sfida della TrashCup, che vede di fronte

 

ROBERTO STALLONE vs NILLA PIZZI E MARIA TERESA RUTA

 

Nel Napoletano, ma oramai in tutto il Centro-Sud italiano, spopola alle feste di paese un cantante di nome Gigione, che deve il proprio successo alla sua musica, che unisce ritmi folk-popolari a testi demenziali, suscitando divertimento ai suoi ascoltatori. Roberto Stallone, rappresentante della squadra “Napoli” in questa sfida, può essere considerato “il Gigione dei poveri”. Diverse le analogie tra i due cantanti: entrambi hanno un figlio cantante, entrambi vantano comparsate nella TV nazionale (Gigione dalla Ventura, Roberto da Bonolis), entrambi attingono alla tradizione, alla musica paesana e ai doppi sensi, coverizzano gli stessi pezzi (prendi il Tic Tic Tac) e spesso anche le canzoni del repertorio sono le stesse (‘’A campagnola’, ‘Trapanarella’). Ma Stallone vende meno. E differisce dal più popolare collega anche per il look: nel vestire, Roberto è più eccentrico ed off-limits (non diremmo mai tamarro).

Con la TrashCup, proviamo a rendere giustizia al pezzo “Ally Gally cu’mme”, che ha al momento appena 97 visualizzazioni su Youtube (di cui 80 mie e le restanti immagino di Stallone stesso). Nella canzone, Stallone, duettando con un’ignota, nonché raffinata, signora, amalgama il celebre ritornello hully gully (che, per Roberto, si chiama Ally Gally) ‘Se prima eravamo in due a ballare l’ally gally, adesso siamo in tre a ballare l’ally gally’, (e così via, incrementando sempre) a perle di saggezza popolare partenopea come ‘Piripicchio e Piripacchio vanno ‘a scola e fanno ‘nguagghie’, ‘Chiove e jesce ‘o sole, tutte ‘ vecchie fanno ammore’ e l’evergreen ‘Caruso melluso mette ‘a capa int’’o pertuso’. Di pregevole fattura il videoclip, che unisce l’ineguagliabile mimica di Stallone, lo studiato balletto di due gradevoli ed eleganti pulzelle, accompagnate dalla signora Stallone (chiamiamola così e buonanotte), ed effetti speciali degni del film “Matrix”.

 

 

  

 

Allo Stallone napoletano, il Resto d’Italia risponde con una strana quanto agghiacciante coppia: Nilla Pizzi e Maria Teresa Ruta. Nilla Pizzi non ha bisogno di presentazioni: pezzi immortali come “Grazie dei fior”, “Vola colomba”, “Papaveri e papere”, due vittorie al Festival di Sanremo, vittorie ai festival di altre città (Napoli, Barcellona, perfino Velletri), per quasi 30 anni, dagli anni ‘40 agli anni ‘70, è stata la reginetta della canzone italiana. E oggi si ricicla da Paolo Limiti. Maria Teresa Ruta, invece, ha fatto la sua fortuna come presentatrice: ricordiamo lo Zecchino d’Oro, la Domenica Sportiva, il Processo del Lunedì, Sala Giochi, e, oggi, Vivere Bene. Ma molti non sanno che l’ex miss Universo ha anche fondato con la figlia Glenda il gruppo musicale, tutto al femminile, Las Margheritas, che propone cover di pezzi noti e, fortunatamente, si esibisce solo nel locale Smaila’s, stando lontano da TV e sale di incisione.

Cosa può accadere se queste due primedonne interagiscono? Accade che esce fuori “Ambarabà”, che altro non è che la versione italiana del tormentone di sei anni fa “Asereje” delle Las Ketchup. La canzone è tratta dal CD “Insieme … si canta meglio”, dove la Pizzi duetta con cantanti scaduti (Bobby Solo, Mino Reitano) o presunti (Platinette, Valeria Marini). Essendo la traduzione dalle Las Ketchup quasi letterale, grazie ad “Ambarabà”, possiamo apprezzare il fantastico contenuto del brano originale, che presenta le avventure di un certo Diego, un tarzaniello coi capelli rasta e i vestiti di marca pezzotta, conosciuto da tutti i DJ, che, quando lo vedono, gli sparano la sua canzone tunz-tunz preferita. Nel ritornello, invece, c’è, senza alcuna motivazione, la filastrocca a luci rosse delle civette che si strombazzano la figlia del dottore sul comò, ma, per non far incazzare il Vaticano, la scena hard è censurata e sostituita da un gallo ed un grillo che cantano, con tanto di ‘chicchirichì’ e ‘cri-cri-cri’.

 

 

  

 

I video li avete visti, le canzoni le avete ascoltate. Non vi resta che votare. A chi volete far passare il turno? Quali filastrocche volete riascoltare per poi impararle ed insegnarle ai vostri figli? Il Piripicchio e il Piripacchio di Stallone o le tre civette dell’accoppiata Pizzi-Ruta? A voi la scelta!

 

3, 2, 1 … VOTATE!

 

Pubblicato 22 gennaio 2009 da trashcup in Senza categoria

Risultato 3ª sfida

 
 
 
 
GINO DEL MIRO batte Luca D’Ammonio 6-4
 
e passa il turno con il 60% delle preferenze
 
 
 
 
  

Pubblicato 22 gennaio 2009 da trashcup in Senza categoria

3ª sfida: Sei stata lasciata, ma ti sono vicino

Cari trashini,

alcune donne, disperate per l’abbandono del proprio fidanzato, hanno la fortuna di avere un uomo a fianco che si preoccupa di restituire loro la felicità: può essere, ad esempio, il fratello, come nella canzone “E mi sì sora”, che fa il possibile per ricostruire una coppia scoppiata, o addirittura l’ex fidanzato, come nel pezzo “Ragazzina”, che cerca di far capire alla ragazza appena lasciata che la vita va avanti. Quando poi i “consolatori” sono interpreti di grande successo, l’effetto-commozione è assicurato. Quindi preparate i fazzoletti per la sfida n. 3 che vede impegnati

 

GINO DEL MIRO vs LUCA D’AMMONIO

 

Ad alzare la bandiera di “Napoli” in questa sfida è Gino Del Miro, cantante giuglianese degli anni Novanta. Se oggi si hanno sue notizie sulla rete, è grazie a Ciro Ascione in arte Kuros, il più grande trashologo italiano, che si è preoccupato di far conoscere al popolo internettiano tre gemme musicali del repertorio del buon Gino. Il personaggio-chiave della poetica di Del Miro è il killer buono, un uomo che passa il tempo ad ammazzare la gente, ma al contempo è ricco di valori, in primis l’amore per la propria famiglia. Smodato l’affetto soprattutto per le figure femminee, quali la mamma, la moglie e la sorella, il cui onore talvolta non si può difendere con la sola diplomazia e dunque si rende necessario, con grande rammarico dello stesso killer, il ricorso all’omicidio a sangue freddo.

Il brano “E mi sì sora” inizia con Gino che nota la tristezza della sorella, palesata dalla sua inappetenza (‘A pranzo mangi ‘nu panino e ‘nu bicchiere ‘e latte ‘a sera’): la causa di ciò è un amore finito. Essendo la povera ragazza orfana, il fratello maggiore si preoccupa di surrogare il genitore (‘Tu sì crisciuta senza pate, perciò stasera faccio ‘o pate’), e con un perentorio ‘Chi ha fatto male a te, l’adda pavà’, contatta l’ex cognato per parlare con lui, in maniera pacata e tranquilla, di quanto accaduto. Nella seconda parte del video, scopriamo che l’infame è un ragazzo bello e dallo sguardo fiero ed intelligente, che cerca di distrarsi anch’egli dal suo momentaneo dolore, giocando a biliardo con gli amici. Il cuore d’oro Del Miro capisce al volo il disagio del ragazzo e gli basta uno sguardo amorevole a convincere il giovine a rimbroccare la retta via. L’onore della sorella è così salvo e trionfano l’amore, i sentimenti verso la famiglia ed il buon modo di fare, ed il soddisfatto Gino può finalmente deporre la pistola.

 

 

 

Per il “Resto d’Italia” presentiamo invece Luca D’Ammonio. Cheeee??? Non l’avete mai sentito nominare? Male, devo dedurre che non conoscete a fondo la musica italiana. Luca D’Ammonio, infatti, ha sfornato tre o quattro singoli nel biennio 1977-1978, riuscendo con uno, il “Ragazzina” qui presentato, ad entrare anche nella Top Ten dei 45 giri più venduti in Italia (vi giuro, non è una battuta). Se MTV fosse esistito in quel periodo, l’avremmo potuto vedere in qualche rotazione di videoclip musicali. Ma MTV (fortunatamente) non esisteva, e così del D’Ammonio ci restano solo le canzoni, non accompagnate da video. Nei suoi pezzi di maggior successo, la formula è sempre la stessa: base lagnosa con dialogo (parlato!) tra uomo consolatore e donna afflitta e ritornello cantato e smielato.

È esattamente il caso di “Ragazzina”, dove ci troviamo di fronte alla seguente situazione: lui ha lasciato lei e lei, ‘mezza nuda davanti alla finestra’, piange, geme e singhiozza, anche in modo fastidioso, per tutta la durata della canzone. Luca, mosso a compassione, cerca di interrompere lo strazio, prima facendo appello alla vanità della ragazza (‘Come sei buffa! Hai tutto il trucco che ti cola giù dagli occhi’, ma che romanticone!), poi lanciandosi in una tenera metafora (‘Sembri un salice piangente’). La ragazza, a questo punto si rende conto con chi ha avuto a che fare e piange ancora di più, e a D’Ammonio non resta che ricorrere al raffinato ritornello ‘Ragazzina, non sei più una bambina’. Nella seconda strofa, D’Ammonio, contagiato dalla sua ormai ex, sfocia anch’egli in una delirante commozione: scopriamo qui le doti recitative del cantante di fine anni ’70,  la cui interpretazione è convincete quanto il sorriso di Barbara D’Urso. ‘È così difficile dirsi addio’: beh, mica tanto.

 

 

 

I video li avete visti, le canzoni le avete ascoltate. Non vi resta che votare. A chi volete far passare il turno? Chi dei due ‘consolatori’ è più efficace, tanto che viene voglia di riascoltare la sua song? Gino Del Miro o Luca D’Ammonio? A voi la scelta.

3, 2, 1 … VOTATE!

 

Pubblicato 15 gennaio 2009 da trashcup in Senza categoria

Risultato 2ª sfida

 
 
 
 
IDA RENDANO batte Sabrina Salerno 6-2
 
e passa il turno con il 75% delle preferenze
 
 
 
 
 

Pubblicato 15 gennaio 2009 da trashcup in Senza categoria

2ª sfida: Ti prego, scopami!

Cari trashini,

la sfida numero 2 è dedicata a quelle donne stanche dei propri fidanzati che non consentono loro di poter usufruire di una sessualità ricca e soddisfacente. I due sfidanti, infatti, anzi le due sfidanti, con le loro canzoni “Sabato sera” e “Maschio dove sei?” (guarda caso entrambe datate 1994) descrivono entrambe lo stato animo della figura muliebre, trattata sì, in maniera stilnovistica, alla guisa di donna-angelo, ma per questo lontana dai piaceri della carne. Il risultato? Ce lo dice la sfida che vede contrapposte

 

IDA RENDANO vs SABRINA SALERNO

 

Rappresentante della squadra “Napoli” è un’icona della musica neomelodica partenopea da almeno 15 anni, quale Ida Rendano. Dalla sua biografia leggiamo che, quando era bambina, le fu scritta una canzone per lo Zecchino d’Oro, al quale però non partecipò (e dunque verrebbe da chiedersi: perché cazzo gliel’hanno scritta?). La Rendano cantante fu scoperta ad inizio anni Novanta dall’accoppiata Vincenzo D’Agostino e l’allora ancora ignoto (almeno in campo nazionale) Gigi D’Alessio, che a quei tempi erano i Mogol-Battisti della Sanità: sono loro a scriverle le canzoni dei primi album. Dal 1997, Ida cerca di imporsi nel mercato nazionale ed abbandona il dialetto: ne guadagna qualche ospitata dalla creme della TV italiana, da Maurizio Costanzo a Luca Giurato, da Michele Cucuzza a Gigi Marzullo. Il seguito della sua carriera, sicuramente non trash come negli esordi, include anche teatro, musical e radio.

Presentiamo qui “Sabato sera”, che la Rendano interpretava nel suo periodo più truzzo, quello di D’Agostino-D’Alessio per intenderci. Il brano subito ci presenta una ragazza intenta a prepararsi alla meglio prima di un appuntamento col solo scopo di sollecitare gli ormoni del suo lui: phard a iosa, vestito scollato e seno ‘che non vuole stare dentro il vestito’. Un look, insomma, che provocherebbe le ire del sindaco Alemanno. Nonostante tanta premura, però, il ragazzo resta indifferente al richiamo sessuale della buona donna, limitandosi ad un bacetto. La povera Ida è disperata e si chiede il perché di un tale comportamento. Diverse le ipotesi: il boy la considera solo come una sorella, o troppo giovane per misurarsi con un’esperienza così intraprendente, oppure è lui a non aver mai provato una tale ebbrezza e dunque prende tempo (‘cu n’ata tu ce fatt amore?’), o addirittura lui è gay ed utilizza la sventurata Ida solo per copertura (‘te piaceno ‘e guaglione oppure fai verè?’).

 

 

 

 

Anche il “Resto d’Italia” presenta una sua icona (potete anteporre al termine anche una ‘f’), anche se degli anni ’80. Parliamo di Sabrina Salerno, che dal suo sito ci informa che ‘è Pesci con ascendente Vergine, ma fatica a riconoscersi in queste coordinate astrologiche’. Basterebbe già questo ad inchiodarla. In realtà, negli anni ’80, Sabrina ha spopolato in Europa, ma anche in Australia, con i suoi pezzi dance. Certo, resta da capire quanto di questo successo è dovuto alla sua musica, quanto alle sue tette (messe in mostra ad ogni videoclip) e quanto al fatto di essere la figlia dell’attore Ninì Salerno, ma comunque le sue canzoni erano trascinanti (chi non conosce ‘Boys’?). Dalla sua partecipazione a Sanremo del 1991, con ‘Siamo donne’ in accoppiata con Jo Squillo, lascia la lingua inglese e inizia a cantare in italiano. Ed inizia il declino. Si riciclerà con teatro, TV, cinema (film d’autore come ‘Jolly Blue’, con Max Pezzali) e riproponendo i suoi vecchi cavalli di battaglia.

La Sabrina nazionale partecipa alla TrashCup con un pezzo del suo periodo “italiano”, anche se il video che qui proponiamo è preso da uno show spagnolo, segno che comunque all’estero non l’avevano dimenticata. In “Maschio, dove sei?”, la protagonista è alle prese con un ragazzo che la riempie di complimenti, molto ricco e che le promette viaggi intorno al Mondo: ma Sabrina, che di soldi ne ha fatti, di viaggi pure e di complimenti ne ha ricevuti, vuole solo una cosa. Non indaghiamo cosa, ci basta sapere che al grido di ‘Maschio, dove sei? Dov’è Clark Gable?’ (che potrebbe essere utilizzato in qualche sfigata manifestazione femminista), la figlia d’arte dichiara il suo amore al compagno, con frasi del tipo ‘Visto che ci sei tu qui però, questa sera mi accontenterò’, ‘Ma tu non muori mai?’ e la sublime ‘Tappabuchi, renditi utile!’, fino all’incoraggiamento di tornare a casa a spararsi le seghe, guardando “Non è la Rai” (sic!).

 

 

 

 

 

I video li avete visti, le canzoni le avete ascoltate. Non vi resta che votare. A chi volete far passare il turno? Di chi vorrete riascoltare il bisogno di … vabbè, ci siamo capiti? Quello di Ida Rendano o quello di Sabrina Salerno? A voi la scelta.

 

3, 2, 1 … VOTATE!

 

Pubblicato 8 gennaio 2009 da trashcup in Senza categoria